Dom Rodrigo: il doce dell'Algarve che si scarta come una caramella

Doces Dom Rodrigo dell'Algarve avvolti nelle loro carte metallizzate colorate e stropicciate
Prima, un fruscio. Si tirano due angoli di carta metallizzata e appare la pallina dorata, appiccicosa, spolverata di cannella. Il Dom Rodrigo è l'unico dolce portoghese che si scarta prima di mangiarlo.

Prima, un fruscio. Due angoli di carta metallizzata che si aprono con la punta delle dita, un rumore da caramella di Natale, e la pallina appare: dorata, lucida, appiccicosa, spolverata di cannella. Il Dom Rodrigo è l'unico dolce portoghese che si scarta prima di mangiarlo, e questo dettaglio, che sembra un semplice involucro, racconta più o meno tutta la sua storia.

Un doce che arriva vestito

Sulle bancarelle dell'Algarve i Dom Rodrigo formano mucchi colorati: argento, oro, rosso, verde, blu. Ognuno è una piccola piramide stropicciata, o una pallina stretta nella sua carta attorcigliata alle due estremità. A prima vista sembrano confetteria industriale. Sono invece doces conventuais, dolci di convento, tra i più antichi del sud del Portogallo.

L'involucro non è decorativo. Sotto la carta metallizzata c'è un foglio di carta vegetale, e sotto ancora una pasta che rilascia lo zucchero e si attacca a tutto ciò che tocca. Senza questa doppia carta il Dom Rodrigo sarebbe invendibile al mercato: bisogna poterlo tenere in mano, trasportare, impilare. La carta è arrivata a risolvere un problema da pasticcere, non un problema di stile.

Lagos, un convento, un governatore

La ricetta risale al 18o secolo, a Lagos, nell'antico convento di Nossa Senhora do Carmo. Le monache carmelitane vi preparavano, come in tutti i conventi portoghesi dell'epoca, dolci a base di tuorli d'uovo: gli albumi servivano altrove, a chiarificare il vino o a inamidare gli abiti, e i tuorli restavano alle suore.

Il nome viene da un uomo: D. Rodrigo de Menezes, governatore della piazzaforte di Lagos, in onore del quale il doce sarebbe stato creato. Nel 19o secolo, quando i conventi portoghesi chiudono, la ricetta esce dalle mura e passa a una famiglia di Lagos, che la tramanda di generazione in generazione. È il percorso classico della pasticceria conventuale portoghese: nata dietro una grata, salvata da una famiglia, diventata l'emblema di una regione.

Che cosa c'è sotto la carta

Il Dom Rodrigo è un assemblaggio, non un impasto unico. Dentro si trovano:

  • i fios de ovos, i fili d'uovo ottenuti versando il tuorlo in uno sciroppo bollente, che danno la consistenza filamentosa e la lucentezza;
  • una massa di ovos-moles, cioè tuorli d'uovo e sciroppo di zucchero cotti insieme fino ad addensarsi;
  • la mandorla, quella dell'Algarve, che porta grassezza e corpo;
  • la cannella, in polvere, sopra e dentro.

Il tutto viene arrotolato a pallina, poi tostato direttamente in padella: è questo passaggio, e non un caramello aggiunto, a dare la tinta bruno dorata e il sapore tostato. Il disciplinare del prodotto tradizionale è esplicito su questo punto: il caramello industriale non è ammesso. Il colore deve venire dal calore, non da una bottiglietta.

Se i fili d'uovo La incuriosiscono, hanno una storia tutta loro, e passa per l'Asia: l'abbiamo raccontata nell'articolo dedicato ai fios de ovos.

La carta è più giovane della ricetta

Ecco il paradosso: il doce ha più di due secoli, il suo costume molti meno. L'involucro come lo conosciamo oggi è arrivato con la carta stagnola, nel 20o secolo. All'inizio era argentata, da cui il ricordo, per molti portoghesi, di un doce « in carta d'argento », poi sono arrivati i colori, per distinguere i produttori gli uni dagli altri sui mercati.

Risultato: un'intera generazione associa il Dom Rodrigo a un fruscio metallico che le carmelitane di Lagos non hanno mai sentito. Spesso è così che sopravvivono le ricette antiche: cambiano abito per restare in vita.

Un boccone di Algarve

Il Dom Rodrigo si produce nei comuni del distretto di Faro, cioè in tutto l'Algarve. Non è un caso geografico: è la regione del mandorlo, i cui frutteti imbiancano a febbraio, e quella dei fichi e delle carrube. Tutta la doçaria del sud ruota attorno a questi tre alberi.

La stessa mandorla, lavorata in un altro modo, si ritrova nel morgado dell'Algarve, dove viene scolpita a mano con il fico secco. Due doces vicini, due gesti opposti: uno si modella, l'altro si arrotola e si nasconde.

Il sapore, onestamente

Bisogna dirlo: il Dom Rodrigo è schietto. Molto dolce, molto uovo, molto cannella. Non è un dolce da mangiare a tre per volta. In Portogallo se ne prende uno dopo il caffè, spesso in piedi, e si riparte. La sua taglia, quella di una grossa noce, è un avvertimento oltre che una porzione.

Servito fresco, appena intiepidito dalla mano, si sfalda in filamenti in bocca, e la cannella arriva alla fine. È un dolce da festa, da fine pranzo in famiglia, da ritorno dal mercato. Raramente una merenda del pomeriggio.

Da Wooly, a Bruxelles

Da Wooly non facciamo il Dom Rodrigo, ma tutta questa famiglia di dolci, quella dei tuorli, dello sciroppo e della mandorla, è quella che lavoriamo più volte al giorno nei nostri negozi. I nostri ovetti al cocco o alle mandorle vengono esattamente da lì: stessa base, stessa pazienza, stesso modo di lasciare che sia l'uovo a fare il lavoro. Se vuole capire la doçaria portoghese in un boccone, è da lì che si comincia, in rue des Tongres a Etterbeek, a Stockel, a Uccle o a Waterloo. Indirizzi e orari sono sulla pagina dei nostri quattro negozi di Bruxelles e Waterloo.

E se un giorno incrocia, su un mercato dell'Algarve, un mucchio di cartine stropicciate che brillano al sole: sono loro. Tiri i due angoli.

Foto: Dom Rodrigo, di Cardoazul, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Fonti: Direção-Geral de Agricultura e Desenvolvimento Rural (Produtos Tradicionais Portugueses), « Dom Rodrigo do Algarve »; Câmara Municipal de Lagos, « Dom Rodrigo de Lagos nomeado às 7 Maravilhas Doces de Portugal ».

Trovi le nostre pasticcerie artigianali nei nostri negozi a Bruxelles oppure ordini online.

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