La ginjinha: il bicchierino che racconta tutta Lisbona

Bottiglia di ginjinha alle ciliegie sul bancone di A Ginjinha, a Lisbona
Un bicchierino di plastica poco più grande di un ditale, un sorso scuro e sciropposo che pizzica un po' la gola, una ciliegia intera rimasta sul fondo da ripescare con la punta delle dita: così si beve la ginjinha, in piedi, sul marciapiede, tra due vicoli della Baixa.

La ginjinha deve il suo nome alla ginja, una varietà di ciliegia acidula che i Romani avrebbero introdotto in Portogallo. Si dice che fu un monaco il primo ad avere l'idea di unirla all'acquavite, allo zucchero e alla cannella. Ma fu un immigrato spagnolo stabilitosi a Lisbona, Francisco Espinheira, a vendere per primo la bevanda al pubblico, in un minuscolo bar del Largo de São Domingos che esiste ancora, aperto dal 1840 e gestito da cinque generazioni dalla stessa famiglia.

Ciò che colpisce, la prima volta, è il rituale più della bevanda stessa: si ordina «com ou sem», con o senza ciliegia, si paga con una moneta, si beve d'un fiato, in piedi, senza mai sedersi. Nel quartiere dell'Alfama la tradizione prende un'altra forma: signore anziane, spesso vedove vestite di nero, vendono la propria ginjinha da un tavolino davanti a casa, o direttamente dalla finestra. A Óbidos, a un'ora da Lisbona, la si serve in una coppetta di cioccolato che si sgranocchia una volta vuotato il bicchiere: un'idea diventata famosa quasi quanto il liquore stesso.

Non è un dessert, non è un dolce da pasticceria, ma è esattamente il genere di momento che il Portogallo sa creare con quasi nulla: un gesto semplice, ripetuto in piedi all'angolo di una strada, che riunisce degli sconosciuti per il tempo di un sorso. È la stessa idea che anima i nostri negozi Wooly: un bancone dove ci si ferma cinque minuti, una pausa che non chiede né prenotazione né cerimonie, solo la voglia di assaggiare qualcosa che ha una storia alle spalle.

A giugno, durante le Festas de Lisboa, le feste popolari in onore di Sant'Antonio, la ginjinha scorre a fiumi nei vicoli decorati con ghirlande e sardine alla griglia. È il momento in cui questo bicchierino da nulla diventa quasi un simbolo della città: si brinda con vicini che non si conoscono, si balla un po', si riparte con le dita che sanno ancora di ciliegia. Il resto dell'anno non serve una grande occasione per apprezzarla: una domenica pomeriggio o la fine di un pasto bastano e avanzano.

La si ritrova sempre più spesso anche nei cocktail contemporanei, mescolata allo champagne o servita con ghiaccio come digestivo rivisitato, ma è proprio in piedi, in un bicchiere minuscolo, che resta più fedele alla sua storia. A casa basta lasciare macerare ciliegie acidule nell'acquavite con un po' di zucchero e cannella per diverse settimane per ottenere una versione semplificata della ricetta originale.

Quest'estate, se passa da Lisbona, cerchi le piccole vetrine verdi e rosse della ginjinha; e se resta a Bruxelles, Le riserviamo lo stesso calore portoghese al bancone dei nostri negozi di Stockel, Etterbeek (Tongres), Uccle e Waterloo.

Fonti: Wikipédia (pt), « Ginjinha ».

Foto: Tomislav Medak - CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

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